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giovedì 7 gennaio 2016

Adolescenza: difficoltà genitoriali nella gestione del figlio che cambia, cresce e si ribella

La relazione genitore-figlio è da sempre considerata come una delle più difficili da instaurare, mantenere e comprendere. Le avversità che incorrono riguardano le difficoltà di comunicazione, la differenza di ruoli, l' età che separa le due generazioni che comporta una differente visione del mondo e la necessità, da entrambe le parti, di sopraffare l' altro, imponendo regole e cercando di eluderle.



Il conflitto genitore-figlio è un passaggio che sembra inevitabile e, per questo, tanto temuto da coloro i quali hanno figli che stanno per diventare adolescenti.

Cos'è l' adolescenza?

L' adolescenza può essere considerata come sinonimo di cambiamento: maturazione fisica, emotiva, cognitiva e sociale in cui si assiste al complesso processo di strutturazione dell' identità, anche sessuale. 
La strutturazione dell' identità avviene attraverso i rapporti interpersonali: il ragazzo si allontana dal nucleo familiare per riuscire a inserirsi e affermarsi nella sua realtà sociale, spesso infrangendo le regole imposte dai genitori al fine di ottenere, oltre che il ruolo di figlio, anche quello di individuo indipendente imitando i pari e seguendo le regole sociali che più favoriscono il suo inserimento. 

Da cosa nasce il conflitto?

Dai colloqui effettuati con i genitori di figli adolescenti, ho evinto che le difficoltà più grandi nascono da mancanza di comunicazione e\o da una comunicazione che avviene su livelli gerarchici differenti: i genitori hanno spesso "paura" di parlare ai propri figli credendo di incorrere nel rischio di "dire cose sbagliate", "favorire maggiore allontamento", e sentirsi dire di "farsi i fatti suoi"; tendono ad essere direttivi e autoritari, senza ascoltare le necessità e il punto di vista dei figli, dicendo loro e a sè stessi che tale atteggiamento è giustificato dalla credenza di sapere cosa è meglio per loro. 

Come diventare genitori che ascoltano?

Perchè una famiglia sia funzionale e affinchè ci sia comunicazione tra genitore e figlio, è necessario in primo luogo ricordarsi di cosa noi stessi, da adolescenti, avremmo voluto, desiderato e come avremmo voluto che fossero i nostri genitori. Cosa desideravamo che ci chiedessero i nostri genitori? Come avremmo voluto che si rapportassero a noi? I nostri genitori sono stati degli ascoltatori attivi o passivi? 
Dobbiamo diventare ascoltatori attivi, che non sentono con le orecchie, ma con i ricordi e comprendere ciò che i nostri figli vogliono comunicarci mettendoci nei LORO panni, comprendendo cosa desiderano e perchè: capire quando un atteggiamento che ci contraria vuole essere di richiesta di attenzione, quando è sintomatico di un atteggiamento oppositivo o quando rappresenta un segnale di aiuto. 

Quali sono gli errori più comuni?

Spesso da genitori siamo direttivi con i nostri figli, imponendo le nostre regole e i nostri desideri in modo che essi possano diventare ciò che noi vogliamo, trascurando quello che essi invece sono, stanno diventando e che vorrebbero essere. Essere un buon genitore per i nostri figli significa riuscire ad accettarli per quello che sono, rispettandone i desideri e cercando di fornirgli tutti gli strumenti utili affinchè abbiano la possibilità di scegliere, in base alle opportunità che gli offriamo, la strada giusta per loro, anche se questa differisce da quella che ci eravamo prefissati.

Quali sono, invece, gli errori che voi credete siano quelli più comuni e significativi da parte dei genitori e cosa nascondono i comportamenti conflittuali degli adolescenti nei confronti dei loro genitori?


"Bravi" genitori si è o si diventa?

Cosa un adolescente vuole veramente ottenere con i suoi comportamenti?


In attesa di vostri commenti in merito all' argomento,
Vi saluto affettuosamente. 




Dott.ssa Fabrizia Tudisco                                  






Le relazioni di coppia: le chiavi di una relazione efficace

Come nascono e da cosa sono composte le nostre relazioni di coppia? Come capire quando la nostra è una relazione efficace? 

Come nascono le relazioni ?         

Qualunque tipo di relazione, più o meno profonda, nasce dal bisogno di condivisione; condividere interessi, sentimenti, emozioni, abitudini. Possono nascere da incontri casuali e inaspettati, o in seguito ad una ricerca mirata messa in atto per appagare il senso di solitudine che, sopratutto nella società odierna, assale la maggioranza delle persone. 



Quali sono gli elementi fondamentali che costituiscono una relazione efficace ?


Fiducia
 Reciprocità
Comunicazione
 Condivisione
Impegno

Fiducia

Fiducia è credere o non credere nella lealtà di una persona, in modo irrazionale, che può sconvolgere la realtà: ci fidiamo del nostro partner al punto di "non vederlo per quello che è" o, al contrario, non ci fidiamo di lui\lei al punto di mettere in dubbio le sue parole. La fiducia, come spesso si dice in giro, va conquistata ma, talvolta, il nostro atteggiamento è influenzato da esperienze e emozioni passate che influenzano il nostro comportamento. Per un' esperienza negativa passata tendiamo a non fidarci del nostro partner a prescindere dalla realtà dei fatti, compromettendo la relazione fino ad un punto di non ritorno. 

Perchè fidarsi?  Questa domanda ha tante risposte, a mio parere, non oggettive; dipende da quanto siamo disposti a metterci in gioco, quanto possiamo o vogliamo rischiare, mettendo sul piatto della bilancia cosa vogliamo e cosa il partner è disposto a darci. Fidarsi di qualcuno è un investimento emotivo che porterà o non porterà i suoi frutti, ed è per questo che talvolta ci fermiamo a porci domande mettendo freni ai rapporti che costruiamo.

Voi quanto vi fidate del vostro partner e perchè?

Reciprocità

Reciprocità è instaurare un rapporto paritario in cui entrambe le parti danno e ricevono in modo bilanciato in termini di emozioni, tempo e investimento di risorse. Molto spesso ci lamentiamo per quanto non riceviamo dall' altro, ma noi quanto siamo disposti a dare? Il nostro è un rapporto paritario?

Comunicazione

La comunicazione è forse il pilastro più importante su cui l' intera relazione si fonda. Comunicare con il proprio partner non significa esclusivamente "dire" qualcosa, ma anche "come". Comunicare è sicuramente importante per una coppia che funzioni: raccontarsi le giornate, parlare di interessi comuni, fare gossip, ma la comunicazione avviene su più canali, verbali e non verbali. 
Quante volte ci sentiamo paranoici dal momento che ci accorgiamo che "qualcosa è cambiato"? Queste sensazioni nascono da cambiamenti percepiti specialmente su un livello comunicativo: "non mi dice più nulla", "non parliamo più come prima", "non mi guarda più con gli stessi occhi". 
Sicuramente la comunicazione in una coppia, così come il rapporto tutto, è in costante cambiamento, ma quando dobbiamo preoccuparci rispetto al fatto che la situazione ci stia sfuggendo di mano?

Condivisione
Condividere è, specialmente in una prima fase del rapporto, l' esperienza più emozionante di una coppia. Condividere passioni, amicizie, idee, progetti. 
Ma quando la condivisione diventa poi oppressione? La fase di condivisione va costruita in maniera cosciente. Molte volte, nelle nostre prime esperienze, ci saremo resi conto di aver impostato un rapporto in cui si condivideva "un po' troppo", tanto da non riuscire ad avere spazi personali indipendentemente dal partner. Questa impostazione diventa, successivamente, difficile da cambiare poichè radicata, al punto che ci si sente "prigionieri" di un rapporto. Questo tipo di impostazione è tipico sopratutto dei rapporti che nascono in fase adolescenziale, quando l' amore è per noi una novità che ci toglie il fiato e in cui vogliamo buttarci a capofitto. Crescendo poi capiamo quanto sia importante conservare i propri spazi, le proprie abitudini, continuando a condividere con l' altro, ma senza concedere l' esclusiva. Quanto è importante quindi conservare i propri spazi?

Impegno
Per impegno non intendo necessariamente la monogamia, ma piuttosto quell' impegno che ci porta a pensare alla nostra vita in funzione dell' altro. Questo punto è quello più difficile da applicare, specialmente per persone che tengono molto alla propria indipendenza. Quanto siamo disposti ad impegnarci in un rapporto e quanto crediamo in esso? 




E voi quale altro aggettivo aggiungereste per definire una relazione?

Quali sono i segreti di una relazione efficace?
Come capire quando il nostro non è un rapporto che può sperare in un futuro?


Non vedo l' ora di rispondere alle vostre domande e di iniziare interessanti discussioni in merito.




Dott.ssa Fabrizia Tudisco